Rio 2016: Un tripodio di culi


Le olimpiadi hanno radici lontanissime e da sempre rappresentano quel luogo dove lo sport incontra i valori di uguaglianza e non discriminazione in una festa che sconfigge qualsiasi conflitto, o lo accantona per far spazio alle battaglie che si giocano in pista o in vasca.

Sarebbe bello che a vincere fosse lo sport, quello che suda sacrifici e aspettative, sogni di una vita spesa a preparare una gara di pochi minuti.

Talvolta però complice l’estate, il caldo misto noia e gli ormoni vacanzieri e girovaghi, a catturare l’attenzione non sono le performance sportive degli atleti, né tanto meno i percorsi personali che li hanno condotti fino a lì. Anche in questa occasione a dominare la scena sono i corpi. Se è vero che il fisico ha certamente un ruolo di rilievo nella stragrande delle discipline olimpioniche, quella di cui si parla non è la magnificenza del corpo atletico, dei muscoli in tensione nello sforzo di segnare un record o un risultato encomiabile, bensì è il corpo come oggetto sessuale, come metro di giudizio (non richiesto) degli atleti partecipanti.

Finché a parlarne sono le riviste di costume la cosa non desta stupore. Cosmopolitan ammicca alle lettrici italiane con un po’ di sano sessismo al contrario.



Ma quando la gaffe arriva dal supplemento sportivo di uno dei più antichi quotidiani italiani è subito imbarazzo diffuso. Tutti abbiamo sentito parlare della bruciante sconfitta delle “cicciottelle” sottolineata da QS, titolo infelice che è costato il posto al direttore della rivista, Giuseppe Tassi, immediatamente sollevato dall’incarico.


Così il Resto del Carlino salva la faccia in extremis, facendo fuori il capro espiatorio, mentre il resto dell’Italia continua ad annaspare in sessismo e titoli scandalistici di dubbio interesse.

Libero, come era prevedibile, si distingue tra gli altri:


Già immagino la soddisfazione di questa atleta che si allena ogni giorno sognando quel podio, il più ambito e il giorno dopo la sudata vittoria viene lodata non per le sue stoccate vincenti, bensì per il suo culo “da urlo”.

I complimenti, per quanto sconvenienti, sono sempre ben più graditi dell’ironia sulla pelle di persone che si mettono a nudo per essere valutate sulla base delle loro capacità sportive. Se avessero voluto sfilare, avrebbero partecipato a un concorso di bellezza. Invece su twitter, la ginnasta messicana Alexa Morena viene gentilmente paragonata a Peppa Pig, ma si sa che alle arene social tutto è concesso.

Non siamo ipocriti. Questi giovani atleti sono belli da vedere, vivi di agonismo e sete di vittoria. A tutti è capitato di soffermarci a vedere una gara di tuffi e indugiare più sulle spalle larghe e definite di quell’atleta sconosciuto, che sulla riuscita tecnica del tuffo stesso. Ben venga guardare e appagare la vista. Ma se dobbiamo celebrarli (evitiamo in principio di biasimarli), facciamolo per ciò che li rende orgogliosi di essere lì, a rappresentare il loro Paese sotto gli occhi del mondo, non per i loro culi sodi.

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