Quando la droga scende ti senti come se avessi appena finito di ascoltare Piromani


10 anni fa usciva Canzoni da spiaggia deturpata. Ne ha fatta di strada Vasco Brondi nel mentre. C’è la mia sua canzone preferita qui, nonostante Chakra, nonostante Le ragazze stanno bene.

Con me non devi essere niente.

Piromani rimane per sempre lì. Con tutta la felicità e tutta la malinconia, i rimpianti e gli orrori che possono esserci stati di mezzo. Tocca quelle corde che vibrano per sempre.

Mi viene in mente, chissà perché, l’eroina, non che mi riguardi, per carità. Ma potrebbe, in fondo, se avessi vissuto in un posto in cui una siringa la trovi facilmente, se avessi incontrato prima disagi più simili ai miei. Se avessi ascoltato prima Le Luci (quelle di Canzoni da spiaggia deturpata) forse. Invece sono stata graziata, circondata da una superficialità che mi ha avvolta e protetta per anni. Da corazze che mi hanno salvato la vita, rubandomi solo qualche occasione di sentire un po’ più a fondo.

passeresti ancora ore a pettinarmi le vene 
parlandomi d’amore e di metadone 
in televisione niente di speciale 

e un po’ di carta stagnola per addobbare a festa questa stanza di merda

La prima volta che ho sentito Le Luci non ci capivo davvero un cazzo di quello che dicevano senza poi cantarlo davvero. Erano parole alla rinfusa, affascinanti da morire, ma smarrite, senza direzione. Ora non è che sia cambiato tanto, forse ho smesso di attribuire un significato alla bellezza, e non solo nelle canzoni. Ho accettato di innamorarmi di involucri privi di un contenuto tangibile, che se ti mangia il fegato, vuol dire che esiste, anche se non lo vedi o non sai raccontarlo che cazzo sia.

Addio fottiti, ma aspettami

Lo scriveremo sui muri per sempre. Perché è un concetto senza tempo e senza appartenenza. Quante volte hai mandato a fanculo qualcosa perché ti sconfiggeva sempre, anche se tu di giocare non avevi voglia per un cazzo.

E i tuoi capelli che sono fili scoperti
Che sono nastro isolante
Che sono fili scoperti


Quando sei fatto probabilmente la realtà non si deforma davvero, come molti pensano, ma cambia il peso delle cose che attraverso i nostri occhi entrano dentro, secondo la stupida legge che dice che gli occhi sono lo specchio dell’anima, ma io dico, forse sono una porta.

Maratone sulle tue arterie sulle diramazioni autostradali
Sui lavori in corso solo per farti venire

La differenza tra una canzone bella, e una forte e, quindi, degna d’esser ricordata, è che parla di cose indicibili e lo fa anche al posto tuo. Mettere in versi il marcio dei buchi alle braccia e della difficoltà di vivere i nostri bisogni più elementari, è un compito per pochi eletti, che puoi essere ridicolo, a farlo male. I lavori in corso solo per farti venire li abbiamo toccati tutti con mano, ma non ne abbiamo parlato mai. 
E poi

Dai, guarda quanto siamo friabili. Friabili.

Finiti i lavori in corso, siamo friabili, come quando hai troppi buchi alle braccia.

Mentre parecchi facevano l’università
Alcuni si impiccavano in garage

Di quante cose puoi evitare di parlare per non sbavarti addosso mentre urli? Che magari una canzone d’amore se va bene ti strappa una lacrima, Le Luci possono strapparti lo stomaco e decidere che ci giocano loro per un po’ e a te piace anche, non riesci a smettere, finalmente qualcuno ti tocca sotto la pelle.

Con un alito tremendo ti ho sussurrato all’orecchio
Bonjour mon amour

Poveri e inetti, lo siamo stati o ci siamo sentiti tutti quanti. In fondo un accento basta a sentirsi altrove, a dar colore a una giornata che si confonde con le altre e per sempre. E forse qualcuno le piccole cose impara a vederle grandi solo dopo aver chiesto aiuto alla chimica. E chi siamo noi per dire che non ne vale la pena?

Rovistando tra i futuri più probabili
Voglio solo futuri inverosimili
E non avere mai le mani fredde
E non finire mai le sigarette

Non hai bisogno di pretese complesse. Ti bastano quelle cose lì, così stupide da non esser degne di essere agguantate, meglio puntare più su, così che se fallisci, un po’ te lo aspettavi.

Ho letto questo reportage sull’Internazionale che parlava di oppio ed eroina. Del papavero, quando da fiore diventa veleno, dicono. Un pezzo che dovrebbero leggere tutti perché scevro di retoriche sterili, un pezzo che sa di Luci della Centrale Elettrica. Che punta i fari su chi piscia per strada, senza dargli davvero né ragione né torto. 
Si chiudeva così questo pezzo. Non suggerisce giudizi, ma riflessioni. Si chiude con dei versi esteticamente belli, drammaticamente lugubri nel loro disegnare una scena di vita e morte che ballano insieme, sorridendosi.


Non ho provato mai a ficcarmi una siringa nel braccio, ma quando la droga scende, secondo me ti senti un po’ come se avessi appena finito di ascoltare Piromani.

E delle sere a sbranarsi?
E delle sere a strafarsi?
Con me non devi essere niente

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