Grecale è una poesia da amore a prima vista

Murubutu — Grecale

E non è vero sai che i ciechi sognano al buio

Murubutu è sempre più popolare, ma senza troppi compromessi

Parafrasare i testi di Murubutu è una sfida tutt’altro che semplice. Stiamo parlando di un professore di storia e filosofia che è in grado di fare vera e propria letteratura con le sue rime. Con l’album L’uomo che viaggiava nel vento, Alessio Mariani si supera associando differenti storie che sposano le caratteristiche dei venti, così diversi tra loro.

Personalmente Grecale mi ha rapito al primo ascolto e non è cosa facile per il genere musicale dell’artista (che qualcuno definisce letteraturap). La magia nasce dalla voce profonda e insieme dolce di Murubutu e si sviluppa negli ascolti, man mano che il testo prende forma, colori, e si anima dell’atmosfera che narra.

E Giulia ascolta fuori il vento, balla con le foglie
E sembra un’onda, cambia senso e scuote le magnolie
E porta in grembo brezza fresca unita a sogni e polvere
E c’è chi dice certe cose lei non riesca a coglierle
Giulia si alza prova i passi, danza in pochi metri
La pelle bianca che ricama gli occhi mansueti
Ed ogni goccia di pioggia sui vetri
L’ammira mentre appoggia la punta dei piedi
Lei da bimba ballerina quasi come le altre
Sembra quasi che improvvisi mentre impara l’arte
Stesse scarpe bianche, guance calde

Giulia ascolta il rumore del vento e da quello si fa guidare nei suoi passi ballando leggera e sinuosa insieme ai suoi sogni di bimba. 
Qualcuno vede già nella sua diversità un ostacolo. Lei balla in una stanza con il mondo che la osserva, ammirato, ma scettico e convinto che non tutto le sarà possibile. Giulia balla come le altre, ma senza guida, solo istinto, stesse scarpe e passione.

Sente un buio che si espande mentre lei diventa grande
A volte cade, si fa male
Sente in sala le risate
Sente al vento fra gli spazi che non trova più
E Giulia si alza, danza e tace, cerca pace
Tiene l’aria nel torace e poi riprova un battement tendu
Giudizi più ingiusti
I pietismi, gli insulti
Giudizi più insulsi
I buonismi di tutti

I suoi occhi vedono sempre meno e la realtà si ingrigisce. Danzare è più difficile, gli spazi e la realtà con le sue fissità sono spesso nemici troppo potenti. Ma Giulia si rialza ogni volta che cade, e in silenzio torna a danzare, prende fiato e ritenta un passo che non le riesce.
E chi la guarda sentenzia la sua impossibilità a ballare e prova pena e consola.

E Giulia danza nella sala fino a distruggersi
Sogna il palco della Scala, fino a distruggerli
Poi un soffio d’aria a tratti la raggiunse fra i suoi nastri Sussurandole: dai, dai, dai…
Fidati di te, riuscirai, riuscirai e ce la fai…
Danza come il vento, danza come il vento
Dai un nome al vento con il quale danzerai
Segui il vento a tempo, quattro sensi a tempo
Quanta grazia il vento quando danza tu l’avrai
Raggio dentro il temporale
S’alza il vento di Grecale
L’aria in senso circolare
Danza del suo vorticare

Ma se gli altri provano un’ora lei ne prova 200, fino a farsi male, mentre sogna palchi famosi, balla fino a sconfiggere lo scetticismo. E quando il vento la raggiunge di sorpresa per lei è come una spinta accennata, un incoraggiamento divino a crederci ancora. 
Come il vento danza, e nel vento trova la grazia che serve. E il suo vento è il Grecale, forte, freddo, il compagno ideale per sorreggerla. 
Lei, disarmata, dal vento si fa accompagnare, senza farsi portar via.

Poi piano piano il buio scende, non le resta scelta
La luce opaca che si spegne diventando tenebra
E non c’è più il suo stile, fra le altre ballerine
Le sue scarpe appese al chiodo come due suicide
Mentre piange da tempo soffia il vento sopra il vetro
Sembra quasi sussurrarle fra le gocce che
Ti stai facendo più male tu sola ogni ora
Di quanta te ne ha fatto ‘sta sorte che ti odia

Ma quando il buio è totale e la vista assente del tutto, 
arriva la resa e cala i buio. Le scarpe immobili, appese a un parete.
Il vento che soffia le asciuga le lacrime e le dice “alzati” che il male peggiore
te lo stai infliggendo sa sola, più del tuo destino. La resa è la peggiore delle disgrazie.

Giulia si alza tra i cocci dei sogni distrutti
La danza è oltre gli occhi, è nel corpo e nei flussi
Questa sera sarà l’arte qua a darle i suoi frutti
Quando ballerà con le altre di fronte a tutto e tutti
Giulia stupisce quando danza nel buio
Mentre balla sopra il palco lascia il pubblico muto
Mossi i drappi di damasco il sipario ormai chiuso
Prima un battito solo, poi l’applauso è un diluvio
Giulia rincasa sente il vento e il profumo
S’addormenta sogna i lumi, poi l’applauso diffuso
Sente i fiori sopra il palco ogni applauso futuro
E non è vero sai che i ciechi sognano al buio

Giulia si rialza tra le macerie di anni buttati dalla disilusione.
Ha capito, finalmente, che la sua danza supera il senso della vista e viaggia attraverso il suo corpo. Danzerà di fronte al folto pubblico stupito e ammutolito. E con il sipario a chiudersi su quei passi arriverà il primo applauso e poi lo scrosciare dell’entusiasmo di chi ha potuto ammirare qualcosa di inaspetattamente speciale. 
E Giulia rincasando sogna di quel battere di mani e fiori che le piovono addosso, in sogno ne distingue nitidamente i colori, come non può fare nella realtà. Perché sognando il mondo le appare come a tutti gli altri appare.

Poi un soffio d’aria a tratti la raggiunse fra i suoi nastri Sussurandole: dai, dai, dai…
Fidati di te, riuscirai, riuscirai e ce la fai…
Danza come il vento, danza come il vento
Dai un nome al vento con il quale danzerai
Segui il vento a tempo, quattro sensi a tempo
Quanta grazia il vento quando danza tu l’avrai
Raggio dentro il temporale
S’alza il vento di Grecale
L’aria in senso circolare
Danza del suo vorticare
Raggio dentro il temporale
S’alza il vento di Grecale
L’aria in senso circolare
Danza del suo vorticare

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