Se solo anche tu fossi stata di plastica


Le tue lentiggini che sbiadiscono, ma solo ai miei occhi. 
I tuoi sorridono altrove ammiccando al futuro che ti aspetta roseo e nascosto dietro l’angolo oltre cui fatichi a vedere. Ma tutti gli altri no.

Sei già anni luce altrove in questa giornata che è un pozzo che si porta via tutto e l’eco arriva distorta mentre tendo l’orecchio a sentire le parole che hai sussurrato stamattina, ma non eri tu, ero io. Che ti chiamavo per ricordarmi il suono che fa la mia voce quando dal petto raggiunge le tue labbra, senza intermediari

E scusami sai, se non ce la faccio ancora ad ascoltare quelle canzone senza distogliere lo sguardo, da te, dal tavolo, dalla realtà delle cose che si appannano dietro gli occhi lucidi. scusa, se ti tengo stretta dopo averti indicato l’uscita; è che c’è questa cosa qui, che le mie mani non hanno imparato a comportarsi negli anni, disobbediscono.

E no, non ti ho dato l’esempio buono che volevo, ma solo un po’. 
Avrei voluto far valere i miei anni sulle tue debolezze e invece a volte tu volevi vincerlo quel braccio di ferro, mentre io di lottare mi sono stufata tanti anni fa, sai. Quando mi hanno fatto vedere che quello che vinci vale poco, e infine meno, di quello che hai pagato.

E ti arrabbi perché non sai che farò la sera, se userò la bici o se farò tardi. Sei buffa perché non hai imparato quanto fisso sui bei giorni possa restare il mio sguardo, che io di camminare altrove, ne ho proprio poca voglia, mentre di ricordarmi di quanto sei buffa ne ho tanta. Di guardarti pensare e ripensare a qualcosa e poi non dirla mai, semmai sussurrarti addosso, e poi smentirti. Di raccontare di te prendendoti in giro, e chissà forse capirai che era il mio modo di amarti, quello lì.

Sono due giorni che non ho sonno, così non mi sgridi. Sei tu quella che dorme sulle note dei miei sospiri e in fondo per me non è che la pace, questa solitudine. Mentre tutto rallenta e si spegne, i tuoi occhi chiusi e irriconoscibili al buio; ora sì, posso lasciare andare questa tristezza liquida che ti sfiora appena il braccio, da sempre così soffice.

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