La solitudine è un campo a maggese che cova speranze e dona respiro alla terra.

La solitudine è un campo a maggese
che cova speranze e dona respiro alla terra.
Ed è di terra che siam fatti.

“Quanto tempo è che non scrivi?”

Mi hai sussurrato stamattina, stupita.
come se non te ne fossi accorta nei mesi che scivolavano via cercando riparo in un progetto.
Che le pagine bianche superano quelle sporcate anche solo con un segno.
Che la tua grafia è irriconoscibile.
Che alla tua scusa preferita hai finito per crederci tu per prima.

Bisogna stare male per ispirarsi.

Dicono.
La verità è che la ferita più violenta è quella che ti scava dentro l’assenza di quel vuoto. Che ti ha sottratto tanto quanto ti ha dato e che ami come si ama un fratello stronzo di cui puoi rinnegare il nome ma non il sangue.

E finalmente capita, in una domenica che non sa di niente,
di sdoganare le tue cattive abitudini per almeno poche ore, con il sonno alla gola e le canzoni che ritornano, eternamente.

E la terra riposa e così le tue ossa
e nasceranno piante da quel nulla
e pianti da quei fogli, non più bianchi.

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