Grazia

Pesto racconta delle rese senza battaglia

Calcutta non smette di mangiare da solo ed è sempre più confuso (quindi ci piace) Devo ammetterlo, me l’ero persa, fortuna che un’amica me l’ha fatto presente venerdì sera in attesa del tavolo per la cena. Peccato che poi lo abbia nuovamente scordato, annegando nel vino questa preziosa informazione. Ma alla fine mi sono ricordata: è […]

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Mi avevi promesso che noi “grandi” non lo saremmo diventati mai

Che tu saresti stato buffo per sempre, anche di fronte alla morte e alla fame. Che insieme avremmo fatto invidia a chi si arrende alla tentazione di fermarsi, di riposarsi, di accontentarsi. Noi non ci saremmo mai fermati. Avremmo continuato a dormire sui pavimenti più scomodi, mangiando i piatti più improbabili. Ma quanto costa il

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Maria Antonietta con Deluderti rivendica il valore della complessità

Possiamo fare tutto per amore, tranne che fingerci scemi Maria Antonietta non si sentiva da un po’ in giro, nemmeno nel sottobosco indi. Ma il suo ultimo promette molto bene. Gli ingredient sono gli stessi: un po’ di spocchia, Dio, la festa e cose così. Il nuovo singolo di Letizia Cesarini, la marchigiana dai capelli corvini

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Albascura è il ritratto di una disperazione consapevole

I subsonica sono esperti conoscitori dei Murazzi, della notte torinese che ormai non è che un ricordo, del disagio che la animava Quest’avventura di che cosa parla veramente una canzone, mi sta facendo fare grandi scoperte, anche su canzoni che ascolto da sempre, ma spesso senza fare troppo caso al significato. Tipo Albascura. È sempre stata

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Tutti vorrebbero una come Vera Nabokov a fianco

Incapacità affettive e sbalzi di umore fanno dell’amore la malattia mentale più diffusa I Cani, aka Niccolo Contessa, nel suo album Glamour canta di generazioni che crescono e nessuno è mai preparato. Dopo l’età delle incertezze, c’è quella delle disillusioni e delle richieste di aiuto, perché da soli e impossibile. Io e teabbiamo sempre vissutoin un

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I CCCP cantavano la crisi delle nostre generazioni venti anni prima che arrivasse

Io sto bene ci racconta del disagio di chi non sente più nemmeno se stesso Una canzone degli anni’80, ma se la leggiamo in chiave terzo millennio, possiamo scovare un’altrettanto valida interpretazione. Veste benissimo la nostra gioventù confusa su quello che voglia dire percepire sé e la propria condizione, rispetto a quello che (non) sogniamo, che

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